
Il Falerno affonda le sue radici nell'antichità classica. Secondo Plinio
aveva doti terapeutiche, Orazio lo considerava il suo vino preferito. Molti
altri furono i personaggi illustri dell'antica Roma che decantarono la qualità e
la nobiltà del Falerno. In epoca più recente fu apprezzato dagli Zar di Russia e
conquistò il palato di molti cortigiani del re Gustavo di Svezia tanto da
divenire il vino ufficiale di Palazzo. Dopo tanta notorietà e splendore, che
continuarono fino a tutto il secolo scorso, a causa di violenti attacchi di
fillossera che distrussero il 95% dei vigneti, per oltre mezzo secolo di Falerno
non se ne produsse più. Alla voracità del parassita sopravvissero soltanto poche
piante che costituirono poi il materiale base dal quale il Falerno sarebbe
risorto per mano di un appassionato avvocato napoletano. Francesco Paolo
Avallone, padre di Salvatore e Maria Ida, attuali titolari della Fattoria Villa
Matilde. Decise quindi che avrebbe tentato di riportarlo in vita. In
collaborazione con numerosi studiosi avviò una serie di ricerche al fine di
poter identificare i vitigni che anticamente venivano coltivati nell'Ager
Falernus ed utilizzati per la produzione di questo vino. Al termine degli studi
si individuarono con certezza i vitigni che dovevano essere utilizzati: l'Aglianico
cioè l'antico Hellenico, vitigno portato nelle colonie della Magna Graecia dalle
popolazioni Micenee che si insediarono nel Meridione d'Italia ed il Piedirosso,
così chiamato per il caratteristico colore del raspo; due varietà a buccia rossa
che opportunamente vinificate, ed invecchiate avrebbero dato vita al Falerno
rosso. Il Falerno bianco invece doveva essere prodotto esclusivamente da uva
Falanghina. Pare poi che proprio il nome Falerno derivi dalla deformazione del
termine Phalanginum in Phalerninum e che quindi il vino Falerno primigenio sia
stato quello bianco. A questo punto il problema era trovare le piante di
Falanghina, Aglianico e Piedirosso per poter piantare il primo vigneto. Un
paziente lavoro di riproduzione fu portato avanti partendo proprio da quelle
poche piante ancora in vita che erano scampate all'attacco della fillossera. Si
ricostruirono i vigneti in quelle colline dell'Ager Falernus che per secoli
avevano prodotto uva non abbondante, ma della migliore qualità.
Nota La Fattoria Villa Matilde è oggi l'unica azienda al mondo a produrre il
Falerno del Massico realizzando autonomamente l'intero ciclo produttivo, dal
grappolo alla bottiglia. L'uva è vendemmiata interamente a mano, raccolta,
selezionata e trasportata in cassette da 18 kg. La pressatura delle uve
criomacerate avviene in maniera estremamente soffice attraverso l'utilizzo di un
torchio a membrana. La fermentazione si sviluppa a bassa temperatura ed in
condizioni controllate, senza aggiunta di lieviti, utilizzando solo popolazioni
indigene, sia per i mosti bianchi che per quelli rossi. Dopo accurata
refrigerazione e filtrazione sterile, i vini bianchi vengono imbottigliati a
freddo e tutte le bottiglie restano in cantina bottiglieria ad affinarsi: per
due/tre mesi i bianchi, per otto/diciotto mesi i rossi e le riserve. Il Falerno
rosso classico viene invecchiato per un anno in botti di rovere tradizionali
mentre le riserve, prodotte solo nelle migliori annate, vengono invecchiate
ancora in caratelli o in botte classica per altri diciotto mesi.
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