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Ipplis di Premariacco, Udine

Rocca Bernarda

La Rocca Bernarda si trova in una zona naturale dai caratteri irripetibili. La natura dei suoli è per metà marnosa, mentre il resto è costituito, in parti uguali, da sabbie ed argille. I componenti organici e minerali testimoniano di terreni poveri di carbonio, azoto, fosforo e potassio, ideali per la crescita della vite da vino di qualità. L'andamento dei declivi, già tenue di per se, viene ulteriormente addolcito dalla folta vegetazione naturale, saggiamente lasciata crescere attorno ai diversi vigneti. La varietà e l'abbondanza di specie arboree costituiscono uno spettacolo indimenticabile in ogni momento dell'anno, ma insuperabile in autunno, quando i colori verdi di differente intensità si attenuano lasciandosi sostituire dai rossi e bruni di ogni tonalità possibile. Da nord arrivano i venti freschi che, soprattutto in estate, si mescolano alle brezze marine e accrescono la escursione termica giorno-notte, favorendo la formazione dei profumi dei vini. In questo ambiente è facile entusiasmarsi e viene naturale appassionarsi al lavoro sul vino. Con questo spirito lo staff tecnico della Rocca Bernarda affronta i problemi della moderna enologia, mai dimentico della tradizione storica dell'azienda. I vigneti in produzione occupano circa quaranta ettari e gran parte delle viti ha più di venti anni. I nuovi impianti vengono realizzati con una densità attorno ai 5.500 ceppi per ettaro, utilizzando materiale ottenuto da selezioni clonali e massali effettuate in azienda. Le nuove viti in tal modo sono già acclimatate al territorio e la qualità viene ottimizzata. Particolare attenzione, ovviamente, è riservata alla esposizione alla radiazione solare, per cui le uve rosse e il picolit trovano dimora sui versanti meridionali, mentre le esposizioni a levante o a ponente sono assegnate alle varietà aromatiche. Alla Rocca Bernarda sono coltivate 11 varietà e al picolit, l'uva simbolo dell'azienda, sono riservati più ettari. Le concimazioni ed i trattamenti sono contenuti al minimo indispensabile, in modo da conservare il massimo equilibrio vegetativo. Non si esita ad intervenire con potature per concentrare il succo nei pochi grappoli che ogni vite produce e si riserva attenzione anche al fogliame, in modo da assicurare una sufficiente aerazione degli acini, evitando in tal modo l'insorgenza di dannose patologie da parassiti. Tanta attenzione nella vigna si estende alla vendemmia, effettuata manualmente, e poi alla vinificazione. In cantina, dopo la pressatura soffice delle uve, si privilegiano metodi fisici piuttosto che chimici per tutte le operazioni sui mosti. I recipienti privilegiati sono le vasche in acciaio inossidabile, che permettono il controllo della temperatura di fermentazione, essenziale per conservare nel vino i profumi del vigneto. Alcuni vini selezionati sono affinati in botticelle di rovere.

Note storiche I vigneti collinari dell'azienda agricola Rocca Bernarda possiedono un'antica vocazione alla produzione di vini di qualità. Sulle mura della Rocca, edificata nel 1567 da Bernardo e Jacopo di Valvason Maniago, una lapide riporta la scritta "VINEIS AVITIS REST ET AUCTIS" a ricordare che le viti in quell'epoca erano già presenti.
Giacomo Perusini, della famiglia allora proprietaria della tenuta, scrisse nel 1906 il trattatello "Il Piccolit", nel quale si dilungò sui differenti cloni, le tecniche di coltivazione e di vinificazione. Questo vino, che aveva conosciuto il suo momento più importante circa un secolo prima con il conte Asquini di Fagagna, ritrovava il suo posto nei vigneti e alla Rocca Bernarda si deve la sopravvivenza di questo delicato, sopraffino prodotto dell'enologia friulana. Per decenni l'attenzione dei cultori della gastronomia furono attratti dal libro di Giuseppina Perusini Antonini, "Mangiare e ber Friulano", ancora oggi un classico, che contiene interessanti pagine sui vini corredate da descrizioni organolettiche e parametri analitici, oltre che di consigli sul modo e sulle temperature di servizio. Suo figlio Gaetano, docente universitario, dedicò grande impegno alla selezione clonale del Picolit, nel tentativo di superare almeno in parte il fenomeno dell'aborto floreale, croce e delizia della varietà. A Gaetano va anche riconosciuto il merito, assieme alla madre, di avere impostato un'ampia gamma di pubbliche relazioni, suscitando interesse vieppiù crescente per il vino friulano ancora quando negli anni Cinquanta in generale si seguiva l'obbiettivo della produzione di quantità piuttosto che qualitativa.

 

 
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