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ARNALDO CAPRAI

CANTINA DELL’ANNO 2006

“Qualcosa abbiamo fatto, dal 1986 fino ad oggi”, commenta sornione Marco Caprai, il general manager di questa “winery” umbra, che a vederla oggi sembra quasi una cantina della Napa Valley, pur rimanendo architettonicamente fedele al territorio, con il suo aspetto curatissimo e le attrezzature modernissime e scintillanti d’acciaio.

All’epoca l’azienda aveva 14 ettari di vigne, e produceva vini di discreto livello. Ma quando Marco arriva in azienda, poco più che ventenne, capisce che i tempi erano maturi per un cambiamento radicale. Che doveva investire a Montefalco, e nella sua uva Sagrantino, come nell’azienda che gli aveva affidato il padre Arnaldo. Parlare di Sagrantino all’epoca, non era facile. Era un vino di non grande reputazione, ritenuto troppo rustico e sgarbato dai palati fini dell’epoca, tutti concentrati sui supertuscan e i nuovi vini del Chianti.

Eppure Marco era fermamente convinto delle potenzialità di quest’uva dall’origine misteriosa che dal medioevo si poteva rintracciare solo nella bella città umbra. L’incontro con il professor Valenti, che insegnava viticoltura all’Università di Milano, l’anno successivo, fu decisivo. Iniziò così un lavoro incredibile, che ha coinvolto per anni l’Università e l’azienda, decine di ricercatori e tutto il territorio del sagrantino. Sono stati individuati i cloni migliori, sperimentate le forme d’allevamento più adatte, e con la collaborazione di Attilio Pagli, enologo, le tecniche di cantina più idonee a valorizzarlo.

Il Sagrantino di oggi somiglia poco al vino ruvido di un tempo, che maturava a novembre e dava soprattutto buoni vini dolci con l’appassimento. Basse rese per ettaro, l’abbandono dei sistemi espansi, un’enologia moderna e attenta ci hanno regalato(o restituito?) un’uva rossa che matura oltre un mese prima e dona un vino potente, profondo, complesso, longevo, straordinariamente appagante.

Uno dei grandi vini rossi d’Italia, insomma, e che oggi è una star internazionale, un po’ come la Caprai, che ormai vanta 157 ettari di vigneti, produce 600mila bottiglie l’anno, e ha rilanciato questo rosso Docg al punto da attirare in questa bella cittadina investimenti da tutta Italia, con decine di nuove aziende. Ma Marco Caprai va avanti per la sua strada, con i suoi laboratori di ricerca, i suoi vigneti sperimentali, e una gamma di vini che ha pochi eguali in Italia.

Come l’Outsider un taglio bordolese di incredibile fascino. “E’ un vino provocatorio, che vuole testimoniare come un grande terroir non si possa limitare solo alle varietà autoctone”.

Una storia di successo, dunque, fatta di passione, sperimentazione, tanti sacrifici e di grandi investimenti. “Di pazienza, di tenacia, e anche un po’ di incoscienza – puntualizza Marco – il vino è agricoltura, e richiede tempi lunghi. Bisogna credere davvero in quello che si fa”. Oggi il suo Sagrantino(e le altre sue etichette) sono nelle migliori carte dei vini e nelle più prestigiose enoteche del mondo. Alla faccia, vien voglia di dire di quelli che vent’anni fa, quando si parlava di Sagrantino, ridacchiavano saccenti.

Testo di Marco Sabellico tratto dal n°166 del Gambero Rosso 2005

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