
Biologico, biodinamico. Due parole molto in voga negli ultimi anni nel mondo del vino. Due modi di produrre, che sempre più fanno proseliti nel consolidato mercato del vino, dove si è sempre alla ricerca di novità, di tendenze, in questo caso di prodotti più salubri. Di vini veri, come qualcuno li ha definiti. Però in materia ci sono atteggiamenti contraddittori e biodinamico e biologico sono spesso documentati solo a parole o con autocertificazioni. Ma finora nessuno aveva provato a produrre uno spumante biologico metodo classico e Docg, come il Franciacorta.
Ad aprire un varco in questa direzione Barone Pizzini, una delle più antiche aziende franciacortine. L’intento dell’azienda, per merito soprattutto del responsabile della produzione, Silvano Brescianini, è stato quello di prestare attenzione alla salubrità. Da alcuni anni l’azienda è in conversione biologica e la normativa(il regolamento CEE 2092/91) prevede che, pur non impiegando già da tempo pesticidi e concimi chimici, sia necessario un periodo di interludio per porre in etichetta la dicitura “agricoltura-biologica”, cosa che per i Franciacorta Pizzini avverrà l’anno prossimo. Anche nella vinificazione si è osservata alla lettera la legge utilizzando solo metodi e materiali consentiti, in particolare per il ridotto contenuto di solforosa. Tutto il procedimento è stato certificato dall’Istituto Mediterraneo di Certificazione. Le uve chardonnay sono di un vigneto che produce solo 80 q per ettaro, il vino è fermentato in barrique e, durante la fase di maturazione, si affina per 36 mesi in barrique prima del dégorgement. Il Saten è una tipologia di successo in Franciacorta ed è un vino più morbido degli altri. Anche questo lo è, ma senza eccessi, con una bella acidità e un equilibrio complessivo. Perché il biologico si può sposare con la qualità.
Articolo originale di Francesco Arrigoni
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